Fabio Andrea Petrini

Viva il Re! Marco Travaglio ridicolizza la stampa di regime nell’epoca di Re Giorgio

3 Maggio 2014 Fabio Andrea Petrini

Grande serata ieri (2 maggio) al Teatro Morlacchi di Perugia con Marco Travaglio e il suo spettacolo “Viva il Re!” in occasione del Festival Internazionale del Giornalismo 2014.

, , , , , , , , , , , .
Marco Travaglio al teatro Morlacchi
Marco Travaglio al teatro Morlacchi (foto di Danila D'Amico).

Se qualcuno si aspettava una mera presentazione dell’omonimo libro, si sbagliava. Marco Travaglio, con il suo stile ormai noto e inconfondibile, ha incentrato il monologo sul rapporto tra il potere e una parte rilevante della stampa italiana, colpevole di reiterate operazioni di ruffianeria. Il vicedirettore del Fatto Quotidiano ha messo quindi in risalto l’assurdità di molte citazioni, spesso ridicole e in sintonia con la propaganda di regime in epoca fascista: “la stampa si rivolge a Napolitano come a un monarca assoluto”.

Non è mancata la consueta stoccata al Partito Democratico, colpevole di aver impedito ogni ipotesi di cambiamento affossando l’elezione di Prodi e Rodotà al Quirinale e favorendo la rielezione (gradita a Berlusconi) di Napolitano il quale aveva, ed ha, lo scopo di favorire la conservazione e le larghe intese. Marco Travaglio strappa così l’applauso di un teatro strapieno affermando: “il PD voleva impedire che al quirinale andasse un cultore della Costituzione italiana”.

Puntuale il riferimento alla vicenda relativa alle intercettazioni telefoniche Napolitano-Mancino. Un momento di grande imbarazzo per il Capo dello Stato, ma anche per quella stampa che, nel luglio 2012, temeva la diffusione di testi scomodi da pubblicare e quindi premeva, insieme allo stesso Napolitano, per far bruciare tutto.

Insomma in “un contesto strano (il nostro paese ndr) in cui si nota molto la normalità”, poiché poco diffusa, Marco Travaglio chiude con il rifiuto di due terribili parole che hanno accompagnato il fallimentare ventennio Berlusconiano e il nuovo periodo di falsi annunci targati Matteo Renzi: “lasciatelo lavorare”. Parole che, a suo dire, suonano peggio della peggiore imprecazione.

Lascia un commento