Fabio Andrea Petrini

L’emergenza COVID-19 potrebbe cambiare in positivo il nostro futuro

13 Aprile 2020 Fabio Andrea Petrini

Ci sono alcune opportunità che questa drammatica situazione ci offre, esaminiamole cercando di evitare la retorica che dilaga nei media.

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Nuovo Coronavirus
Crediti immagine: Vektor Kunst/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Gli impatti negativi, che il virus Sars-CoV-2 ha portato, già li conosciamo. Presto li conosceremo meglio, anche da un punto di vista economico, quando arriveranno i dati, il giudizio delle agenzie di rating, le probabili situazioni di disagio che il sistema finanziario italiano si troverà a fronteggiare. Ma non tutte le conseguenze saranno negative e dobbiamo riorganizzarci per sfruttarle a nostro vantaggio.

Una doverosa premessa. Occorre fare tesoro di due importanti valori che contraddistinguono una società avanzata, sempre che vogliamo ambire ad esserla: l'intelligenza e la consapevolezza. Entrambe non sono patrimonio di tutti... o meglio lo sono in maniera diversa da persona a persona. E' facile intuire che l'intelligenza rimarrà simile a prima, la consapevolezza, si spera, sia già cambiata ed è solo l'inizio di un percorso che ci porterà a ragionare e pensare in modo diverso da prima. Ma sopratutto migliore di prima. Concentriamoci, dunque, sulle cose buone che indirettamente stanno emergendo a causa della malattia COVID-19.

 

Riflettere e informarsi più approfonditamente. Non c'è dubbio che spesso si tende a ragionare in modo "impulsivo". I social non fanno altro che alimentare questa tendenza, nella frenesia quotidiana della vita. Il lockdown ci ha costretto a stare in casa e ad informarci in modo più "rigoroso". In questo momento si ha l'interesse e il piacere di ascoltare uno scienziato parlare di come si contrae un virus, oppure studiare cosa si intende per misure prevalenti e incidenti. La paura di finire intubati, potrebbe costringere coloro che sono abituati a confondere le forze politiche con le squadre di calcio, ad operazioni di approfondimento e a mettersi in discussione.

 

Ripensare le proprie abitudini e riscoprire le proprie abilità. Tornerà il momento in cui questa guerra finirà e potremo ritornare alle attività precedenti. Non saremo però gli stessi di prima, almeno per le precauzioni, la prevenzione e l'importanza di tutelare ciò che ci è più caro.

Come si stanno informando gli italiani?

È cambiata radicalmente la quotidianità: si informano moltissimo gli italiani in questi giorni. Il 66% ben più del solito in Rete, su quotidiani online e social network; il 60% si informa di più in tv. Poco meno di un quarto non ha cambiato abitudini in tempi di Coronavirus. Secondo i dati Demopolis, cresce dunque, in modo esponenziale, la fruizione dei media.

Informazione degli Italiani ai tempi del Coronavirus
Informazione degli Italiani ai tempi del Coronavirus

Fonte: https://www.demopolis.it/?p=7362

Il Nuovo Coronavirus e l'Europa
Il Nuovo Coronavirus e l'Europa

Accelerare il processo degli Stati Uniti d'Europa. Quest'ultima è diventata, anno dopo anno, sempre più impopolare per vari motivi che spesso le forze politiche tendono ad enfatizzare, in ragione del proprio tornaconto elettorale. Ci sono indubbiamente responsabilità italiane sulla gestione del bilancio del proprio stato e della spesa pubblica, nonché delle opportunità perse in termini di investimenti strategici nel corso degli anni. Prevale inoltre, senza il minimo dubbio, un atteggiamento egoistico degli stati dell'Europa settentrionale, i quali, hanno forte interesse ad alimentare il circuito europeo attuale, lucrando sulle debolezze degli altri, ma senza attivare alcun meccanismo di solidità economica, come ad esempio gli Eurobond, che garantirebbero un rafforzamento di tutta la struttura finanziaria del continente. Pareri contrari arrivano addirittura dall'Olanda, paese responsabile di forti perdite per le casse del nostro stato a causa della sua politica da vero e proprio "paradiso fiscale".

Un'emergenza sanitaria di queste proporzioni, con tutte le sue conseguenze, potrebbe accelerare l'adozione di nuovi strumenti, non solo in campo economico. Concetti che attualmente ci sembrano lontani anni luce, potrebbero iniziare un processo che porti alla loro realizzazione, molto prima del previsto.

Tra le varie possibilità da mettere in campo, vi sono:

  • politiche sanitarie comuni (avrebbero fatto la differenza nella gestione corretta dell'emergenza COVID-19);
  • una politica estera comune insieme ad un esercito europeo;
  • un piano strategico comune per l'approvvigionamento di materiali di ogni tipo, per l'agenda digitale e per lo sviluppo del nostro futuro che ci renda indipendenti dai colossi del Web (tutti situati oltreoceano);
  • una costituzione comune che ponga al primo piano i valori occidentali e scoraggi qualsiasi tentativo autoritario (si veda quanto successo nell'Ungheria di Orban);
  • una totale semplificazione del welfare di tutti gli stati membri, basata sul principio del diritto alla vita e al benessere.  Si tratta quindi di rivedere, nel profondo, il concetto di lavoro e di salario, costituendo un reddito europeo di cittadinanza. Si tratta di un concetto che va ben oltre a quanto è già stato fatto in Italia e su cui vale la pena valutare la sostenibilità economica e gli scenari che esso produrrebbe nell'intero continente.

Un'Europa migliore, cioè solidale, priva di egoismi e con una visione strategica verso il futuro, potrebbe diventare uno stato federale senza rivali.

Maggiore tutela dei beni comuni pubblici a partire dalla sanità. Diciamoci la verità, tutti i cittadini hanno sempre e giustamente lamentato le carenze della sanità pubblica. La maggior parte di essi però non ha ben analizzato le implicazioni che alcuni fatti di corruzione (si veda i casi della Regione Lombardia ai tempi di Formigoni) nonché spropositati finanziamenti alla sanità privata, hanno avuto sul Sistema Sanitario Nazionale. Quest'ultimo, messo a dura prova dal COVID-19, ha evidenziato un grande scostamento tra le alte professionalità di cui dispone e la strategia politica fallimentare, assunta da molte regioni d'Italia nel corso degli anni. Probabilmente ci sarà una maggiore attenzione in futuro e una valutazione più rigorosa sulla tutela dei beni comuni pubblici, a partire da quello sanitario.

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Sì allo Smart working. E' vero che tanti lavori non possono essere svolti da remoto. E' anche vero che molti lavori, svolgibili da remoto, venivano svolti esclusivamente nelle sedi operative della aziende. Il confronto che si può avere di persona, in cui subentrano senz'altro aspetti relativi alla coesione del proprio team, non è lo stesso in videoconferenza. Grazie alla tecnologia possiamo, comunque, svolgere moltissime attività un tempo impensabili e questa sarà l'occasione giusta per rafforzare tutti gli strumenti di cui, un mondo moderno, ha bisogno. Un gran numero di aziende che orbitano nella consulenza, ICT, sviluppo software e settore terziario in generale, non possono fare a meno di sfruttare questo momento come un'opportunità. Ci sono i presupposti per riorganizzare le policy aziendali e implementare una modalità di lavoro più "smart" e flessibile.

Pensare in grande. Un paese normale affronta le proprie emergenze cercando di resistere. Un grande paese, applica politiche di prevenzione, con una visione rivolta verso il futuro. Il mondo moderno non deve più subire eventi, come questo, in modo inaspettato. Negli ultimi decenni, a distanza di pochi anni, si sono spesso verificate delle crisi eterogenee che tuttavia mantengono tratti comuni. I momenti di tranquillità non possono essere impiegati in lunghi ed estenuanti dibattiti su referendum costituzionali che sembrano ideati per spaccare il paese. Questa crisi insegna che le istituzioni dello stato e la comunità scientifica devono cooperare con estrema costanza, attraverso dei tavoli permanenti e ponendosi obiettivi di alto livello.

L'importanza dell'azione collettiva. John Nash, uno degli scienziati più importanti del Novecento, divenne noto al grande pubblico grazie al film del 2001 “A Beautiful Mind” diretto da Ron Howard e interpretato da Russell Crowe. Nel 1950, pubblicò la sua tesi di dottorato in cui trattava la teoria dei giochi che lo portò a vincere il premio Nobel per l’Economia. La teoria dei giochi, avvalendosi della matematica più complessa, studia e analizza come ciascun soggetto coinvolto in una competizione, possa sviluppare le giuste decisioni per ottenere il massimo vantaggio. In parole povere Nash dimostra che, in una situazione dove gli attori non cooperano, il "fallimento" sarà per tutti. E' troppo semplice affermare che, mai come ora, questo concetto risulta applicabile e di immediata comprensione per la gestione dell'emergenza Covid-19, senza necessariamente dover codificare tutte le nostre azioni in un modello matematico. Il popolo italiano, costretto a ingenti sacrifici economici e sottoposto ad una surreale limitazione della propria libertà individuale, sta reagendo con grande forza e determinazione, seguendo scrupolosamente le direttive del governo. Naturalmente non mancano i casi dei cittadini che trasgrediscono o dei "politici" che indeboliscono il potere contrattuale dell'Italia, gettando benzina sul fuoco, in una difficile trattativa con gli altri stati europei per ciò che concerne la parte economica. Tutto questo non può che farci riflettere su qualsiasi azione presente e futura da intraprendere. Il singolo comportamento, sebbene con un peso specifico differente da individuo a individuo, è determinante per noi stessi e per il contesto di cui facciamo parte.

John Forbes Nash, Jr.
John Forbes Nash, Jr. (fonte Wikipedia)

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