Fabio Andrea Petrini

Tecniche di giornalismo di precisione: l’importanza di saper analizzare ed elaborare i dati

25 Aprile 2013 Fabio Andrea Petrini

Stephen Doig (Walter Cronkite School of Journalism and Mass Communication of Arizona State University) non è un informatico né un matematico statistico, eppure utilizza la potenza della matematica e degli strumenti informatici per il cosiddetto giornalismo di precisione.

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Steve Doig e José Luis Dader
Steve Doig e José Luis Dader sulla destra (esperti di data jorunalism)

Capire i fenomeni che accadono nel mondo non può prescindere da una corretta analisi ed elaborazione dei dati, spesso articolati e di grandi dimensioni. E’ necessario conoscere delle “semplici” formule che consentono di ottenere aspetti utili ai lettori. Partendo quindi da una base partenza iniziale per ottenere, dopo l’elaborazione, un risultato finale.

Lo strumento principalmente utilizzato è il foglio elettronico (chiamato anche foglio di calcolo, in inglese spreadsheet). E’ un software che permette di effettuare calcoli, elaborare dati e tracciare efficaci rappresentazioni grafiche. Il principio su cui si basa il foglio elettronico è semplice: fornire una tabella (identificata da opportune righe e colonne), formata da celle in cui si possono inserire dati, numeri o formule. Le celle sono la base fondamentale del foglio di calcolo: le singole informazioni sono contenute proprio lì.

Il prof. Doig ha spiegato come reperire da siti governativi o universitari (l’ISTAT ad esempio), dati su importanti temi, di grande rilevanza giornalistica. I medesimi, una volta “importati” nel foglio elettronico, possono dar vita a informazioni supplementari, inizialmente non previste dalla fonte, ma utili per spiegare i fenomeni che il giornalista vuole argomentare. Supponiamo di avere tutti i dati d’Italia relativi alle attività criminose. Con pochi click, applicando degli opportuni filtri, è possibile ad esempio ottenere da una lista in ordine alfabetico, i delitti più numerosi in senso decrescente e suddivisi per città, o magari solo quelli sopra o sotto una certa soglia. Insomma uno strumento per poter trasformare un grande “plico” nella propria esigenza.

Di fondamentale importanza è anche saper leggere correttamente le informazioni che il giornalista reperisce. Proprio su questo tema si è concentrata la seconda parte del workshop, con l’intervenuto del prof. José Luis Dader (Università Complutense, Madrid). E’ essenziale saper distinguere le “variabili” (entità che identificano un particolare dato) tra dipendenti e indipendenti. Dader ha spiegato questo concetto trascurando la formalità accademica di un matematico ma, con un approccio molto comprensibile e non privo di esempi, ha illustrato fondamentali concetti di analisi ai giornalisti presenti.

La variabile dipendente è quella che “subisce un cambiamento”, mentre la variabile indipendente è “quella più vecchia” e che naturalmente influenza il contesto che stiamo trattando, senza subire variazioni derivate dalla dipendente.

Molto più semplice è spiegare questo astratto concetto con un caso reale. Supponiamo di voler rappresentare i dati di come cambia il gusto del colore delle automobili, relativamente alla nazionalità delle persone. La variabile dipendente sarà in questo caso il colore delle auto. Quella indipendente invece è la nazionalità: sarebbe impensabile che la nazionalità di una persona potesse essere influenzata dal gusto relativo al colore delle auto, mentre può non essere trascurabile il viceversa. Magari vivere in Spagna potrebbe aumentare la tendenza a preferire auto di colore scuro.

Spesso però alcuni giornalisti e giornali autorevoli hanno commesso clamorosi errori in questo senso: fornendo una rappresentazione tabellare raffigurata erroneamente e senza le dovute accortezze. Per questo, spiega Dader, bisogna mettere il lettore nelle condizioni di non percepire una realtà inesistente.

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