Fabio Andrea Petrini

All-digital a Perugia: un dibattito sul futuro del giornalismo

5 Maggio 2014 Fabio Andrea Petrini

Le caratteristiche che deve avere una testata moderna e pronta ad affrontare la sfida del digitale, attraverso la ricerca e l’assunzione di una “cultura digitale”.

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All digital
Dibattito All digital – Foto by Giovanni Culmone

Ieri primo maggio, presso la sala San Raffaello dell’Hotel Brufani a Perugia, in occasione del Festival Internazionale del giornalismo 2014, si è tenuto il panel Il futuro del giornalismo all-digital – parte I. Hanno partecipato Steve Buttry (editor Digital First Media), Mathew Ingram (Gigaom), Luke Lewis (direttore Buzzfeed UK), Angelica Peralta Ramos (La Nacion).

Il dibattito è stato introdotto e coordinato da Andrea Iannuzzi. Quest’ultimo, direttore AGL, ha iniziato spiegando le caratteristiche che deve avere una testata moderna e pronta ad affrontare la sfida del digitale, attraverso la ricerca e l’assunzione di una “cultura digitale”.
Il contenuto unito al contesto, i giornalisti professionisti uniti ai dilettanti, il “mainstream” unito ai social media, sono tutti gli elementi che, attraverso le piattaforme di condivisione, servono a “fare giornalismo, il che è ben diverso dall’essere giornalisti, un concetto ormai totalmente superato”.
Un progetto editoriale digitale deve:

  • pensare mobile: il dato di un miliardo di smartphone che sono stati distribuiti nel mondo nel 2014 parla da solo;
  • rendere le notizie fruibili: “come degli snack”, in ogni luogo e in ogni momento;
  • permettere alle notizie di essere indossate: ci stiamo avvicinando sempre più alla realtà aumentata, in cui emerge l’arricchimento della percezione sensoriale umana mediante informazioni, in genere manipolate e convogliate elettronicamente;
  • contaminarsi con i linguaggi: imparare a programmare (almeno a livello base, ndr) è ormai necessario per fare giornalismo;
  • inquadrare reader & data: i sovrani sono i lettori e i dati. È di fondamentale importanza osservare la pietra miliare della raccolta delle notizie, la quale si basa sulle cinque “C”: contesto, conversazione, cura, comunità e collaborazione, alle quali Iannuzzi aggiunge “customizzazione”;
  • engage or die: non pensare alla quantità ma considerare l’impatto;
  • UGC gold: portare qualità alle notizie con contenuti verificati;
  • coadiuvare app e open web: rappresentando rispettivamente un mondo “chiuso” e “aperto”. Va valutata un’eventuale ipotesi di convivenza tra questi due mondi;
  • brand yourself: il brand personale è il bit del momento.
  • global(s)ize: pensare in grande, dove per globale non si intende la dimensione ma l’obiettivo. L’opensource dimostra che anche le nicchie possono essere globali.

Il dibattito si concentra, pertanto, affrontando questi temi e gli speaker intervengono ad esempio mettendo il luce il nuovo rapporto che ha il giornalista con il pubblico rispetto al passato. Un rapporto quasi diretto, soprattutto attraverso i social media attraverso i quali viene condivisa non solo l’informazione ma anche gli stati d’animo ed altre considerazioni che non hanno impatto giornalistico.

Viene anche evidenziato l’aspetto pericoloso dei social, cioè il potere di amplificare, senza opportuna verifica, notizie errate dapprima diffuse attraverso i sistemi radio televisivi.

Si è parlato anche di BuzzFeed, un sito americano molto popolare di social news e intrattenimento, i cui accessi maggiori derivano dai contenuti condivisi su Facebook e de “La Nation“, tra i principali quotidiani dell’argentina, il quale ha messo in piedi iniziative volte al coinvolgimento sociale, al crowdsourcing e al data-journalism.

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