“I nostri eroi sono quei cento ragazzi che il giorno dopo della morte di Falcone, si misero in fila dietro la porta di Paolo per chiedergli di far parte della sua scorta” Salvatore Borsellino
Anche da Cannara qualcuno è partito per manifestare il proprio dissenso verso una politica illiberale, disattenta ai problemi del paese e alla legalità. Sarà dura risalire agli anni in cui una folla così numerosa ha invaso le strade di Roma per poi approdare in una piazza già strapiena, dove il colore viola è diventato il simbolo di una voglia di cambiamento radicale. Svariati sono stati i temi affrontati durante la manifestazione, dall’ambiente al lavoro ma soprattutto la lotta alla criminalità organizzata e l’ombra oscura della politica nella mafia.
Salvatore Borsellino, il fratello di Paolo, giudice ucciso brutalmente da Cosa Nostra nel ‘92, ha ricordato i “trascorsi societari di alcuni mafiosi con il presidente del senato Schifani” affermando inoltre che suo fratello “non è stato ucciso solo dalla mafia ma anche da pezzi dello Stato”.
Sempre da Salvatore Borsellino è stata manifestata l’indignazione verso un presidente del Consiglio (Berlusconi) che “quando si cominciò a parlare del fatto che dei giudici che stavano indagando sulle stragi e ancora non vi erano stati né avvisi di garanzia né nomi, Berlusconi già faceva dichiarazioni dicendo che erano in atto complotti contro di lui”. Una vera “ammissione di colpa” per Salvatore Borsellino (e probabilmente per tutta la folla che lo stava ascoltando). Una “ammissione” che non potrebbe certamente valere nelle sedi giudiziarie, dove è giusto che venga tutelata la garanzia e la presunzione di innocenza, ma che pone ancora un nuovo interrogativo all’incerto passato del Cavaliere che ospitò un mafioso nella sua residenza (Mangano) definito poi “eroe” da lui stesso, che ha iniziato la sua carriera di imprenditore con il denaro della banca Rasini (crocevia della mafia dei colletti bianchi secondo la Criminalpol) e che ha fondato il suo partito di origine (Forza Italia) insieme a Marcello Dell’Utri (condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa e in via definitiva per altri gravi reati). Per un giudizio politico su Berlusconi, non servono quindi le dichiarazioni del pentito Spatuzza che ha iniziato a parlare di lui. Quelle sono e saranno oggetto del dibattimento giudiziario e necessitano dei riscontri che la magistratura dovrà fare. Duro però non può non essere il giudizio verso tutte quelle “cambiali” che, sempre secondo Borsellino, Berlusconi avrebbe pagato alla mafia con leggi come lo scudo fiscale, definito “riciclaggio di stato” dal fratello del giudice assassinato.
La folla si è poi commossa quando sono stati ricordati i drammi delle stragi e le ingiustizie imbarazzanti dello Stato nei confronti di alcuni familiari di vittime della mafia. Uno Stato che “ha fatto pagare il trasporto della bara di Emanuele Aloi ai suoi genitori dovuti ricorrere ad un prestito, quella stessa istituzione – afferma Salvatore Borsellino – che paga il trasporto di prostitute sui voli di Stato”.
Tags: Editoriali, Eventi, Politica



Lascia un commento