fascianera.png

L’incubo dell’indipendenza

Stampa Stampa

18 ottobre 2009 - Categorie: Editoriali, Politica

Il giudice Maesiano ha condannato il 3 ottobre 2009 la Fininvest a risarcire Cir con 750 milioni di euro in sede civile per aver comprato nel 1991 la sentenza d’appello sul Lodo Mondadori. In particolare, nelle 140 pagine di motivazioni, il giudice ha scritto che Silvio Berlusconi è «corresponsabile della vicenda corruttiva». Non è di certo una sentenza che fa scoop, Berlusconi è abituato a pagare anche cose che non si possono comprare. Ma le reazioni del “gruppo che fa capo al presidente del consiglio” non si sono fatte attendere. Marina Berlusconi ha definito la sentenza «uno scandalo giuridico» per dar manforte al successivo clamoroso annuncio di papi: «presto ne sentirete delle belle sul conto del giudice Maesiano», ed il linciaggio mediatico è iniziato. Giovedì 15 ottobre, Mattino 5 ha trasmesso un video del giudice in attesa del barbiere, parlando di atteggiamenti «stravaganti». Non si era mai visto che un programma televisivo, iniziasse a pedinare un giudice per poi filmarlo nei suoi spostamenti privati. Il 16 ottobre «Il Giornale» di Berlusconi ha pubblicato un articolo in cui Maesiano in una cena al ristorante lodava Prodi e auspicava la cacciata del Cavaliere, come se fosse uno scandalo manifestare il proprio pensiero durante i pasti. La vicenda ha dell’incredibile. Non tanto perché vengono schierate le truppe televisive con un editto del “corruttore” al fine di sottoporre a linciaggio mediatico chi fa il proprio mestiere. Non è la prima volta vedere che Mediaset viene utilizzata per bombardare i giudici. Spaventa invece l’insistente diffusione di un principio malato: se hai un credo politico non puoi svolgere in modo imparziale il tuo lavoro. Silvio Berlusconi e i suoi uomini, vivono in un paese dove le persone per principio non possono agire nella propria autonomia e non possono svolgere onestamente la propria attività lavorativa. Se un giudice ha un orientamento politico di sinistra viene dato per scontato che lavorerà per utilizzare i suoi poteri contro il “Premier”. Ma non lo si deve dimostrare, è un assioma. E se un giudice invece fosse di destra? E’ imparziale? Secondo questa logica no, ma è realistico un mondo in cui una persona che entra in magistratura si dovrebbe spogliare del proprio credo politico? Esistono persone capaci di non avere una propria idea e un proprio pensiero? E se esistessero, sarebbero dei buoni giudici? In realtà il vero incubo di Berlusconi è proprio quello di essere processato da un giudice imparziale di destra, che non potrebbe essere accusato di “lotta politica” ma al massimo di essersi venduto, perché lui giustamente non è l’unico a comprare. E anche un intellettuale e giornalista che la storia può definire “uomo di destra” come Indro Montanelli, divenne per Berlusconi un “ingrato”. Non per le critiche che gli rivolgeva ma per non essersi seduto alla tavola del padrone. L’indipendenza, anche se di destra, non “paga”.

Fabio Andrea Petrini


Tags: ,

Pubblicato da: Fabio Andrea Petrini

Fabio Andrea Petrini ha scritto 108 articoli nel blog Fabio Andrea Petrini – Consigliere comunale di Cannara.

Fabio Andrea Petrini è il titolare di questo sito. Maggiori informazioni su di lui possono essere reperite nella pagina chi sono.

1 Comments For This Post

  1. Pietro Caimmi Identicon Icon Pietro Caimmi Says:

    Bravo Fabio Andrea,
    ottima affermazione.
    Ma sperò che da oggi in poi non si parli più di Berlusconi, per non vuole rafforzare ulteriormente il suo effetto mediatico.
    Lasciamo ai giudici il loro lavoro e confidiamo in loro.
    E’ risaputo che la giustizia alla fine paga quasi sempre, ma paga ancor più ed al 100% e più pesantemente un’opinione pubblica tradita nelle sue aspettative.
    Aspettiamolo al varco… prima o poi si distruggerà da solo. Con le sue ultime dichiarazioni sia in italia che all’estero ha già percorso un bel pezzo di strada.
    Con stima
    Pietro

Lascia un commento

E' vietato inserire commenti anonimi ed è necessario inserire, oltre al nome e al cognome, anche un indirizzo E-Mail valido.