IL PERCHE’ DI UNA SCELTA
Nel 2006 decisi di iniziare un percorso politico nel partito dell’Italia dei Valori perché era l’unica forza che, in un contesto di illegalità sempre più diffusa, riusciva a “darmi” risposte concrete rappresentate da persone di valore. Trasparenza, legalità, solidarietà, modernizzazione, attenzione all’ambiente e molti altri ideali, mi spinsero verso questa scelta ed è grande ora la soddisfazione nel vedere, a distanza di tre anni, una crescita della quale anch’io, nel mio piccolo, mi sento responsabile.
Bisogna però essere onesti, nessun grande contenitore di persone è immacolato. Le infiltrazioni da parte di chi tenta di perpetrare l’interesse personale sono e saranno sempre presenti. Questo è il motivo per cui, a mio avviso, serve ancora più partecipazione da parte dei cittadini e più coinvolgimento. Più forte sarà la nostra presenza sul territorio e più incisiva sarà la sete di legalità. Più forte sarà il controllo che riusciremo a intraprendere partecipando alla vita politica e più debole sarà la voglia per i disonesti di entrare nei partiti che combattono l’illegalità. I principi dell’Italia dei Valori devono estendersi nel pensiero quotidiano dei cittadini per recuperare diritti e acquisire quel senso civico necessario al rispetto dei doveri.
L’Italia dei Valori, può vantare di essere l’unica forza politica importante che non candida persone condannate in via definitiva. Questo certamente non basta, intanto partiamo da qui, costruiamo insieme un partito “nuovo”. L’interesse delle caste e dei colletti bianchi è anteposto ai problemi dei cittadini, chi fa parte del “sistema” non ha interesse a cambiare, va tutto bene così per loro e questo non è “moralismo” di cui tanto ci si accusa, ma buon senso ed equità.
L’attuale sistema dell’informazione italiano va cambiato, è una priorità. Senza una informazione plurale e imparziale, il cittadino non può sottoporre i propri amministratori al necessario controllo che indirizza verso le giuste scelte.
I media italiani sono in mano alle forze politiche maggiori e ai gruppi economici, un binomio fatto per “coprire” piuttosto che “scoprire”. Attualmente, televisioni e giornali, costituiscono nella maggior parte dei casi, una macchina con finalità di persuasione, costruita ad arte per alimentare confusione e disorientamento nell’elettorato.
La TV pubblica RAI è governata da sette consiglieri di amministrazione, eletti dalla commissione parlamentare di vigilanza che a sua volta è composta da parlamentari in quota “proporzionale”. Due ulteriori consiglieri sono indicati dal ministero dell’Economia e delle Finanze, maggiore azionista della società.
Non ci si può sorprendere quindi se il “quarto” potere dello stato è una marionetta dei politici utilizzata per scopi di parte. Tutto in barba all’indipendenza e alla terzietà.
L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), che dovrebbe assicurare il pluralismo, la promozione della concorrenza e una informazione imparziale, non fa eccezione naturalmente. Gli attuali criteri di nomina da parte dei politici sono assurdi. I deputati e i senatori eleggono i commissari che dovrebbero controllare gli spazi informativi ormai “autogestiti”. E’ come se i passeggeri negli autobus potessero scegliersi i controllori fra i loro amici. Certamente non tutti mancherebbero l’acquisto del biglietto, ma quanti ne verrebbero evasi?
Un sistema di questo tipo consegna il potere più delicato, nelle mani del governo e dei parlamentari (ormai nominati dalle segreterie di partito a causa della legge elettorale vigente). Io invece ritengo che l’informazione dovrebbe essere affidata ai professionisti del settore, seguendo criteri europei, allontaniamoci da questo metodo nordcoreano.
Attualmente i fatti e le notizie vengono posti in secondo piano, spesso offuscati dalle cosiddette “armi di distrazione di massa”, sotto gli occhi sempre più increduli degli osservatori internazionali. In America esiste un istituto di ricerca, finanziato con fondi prevalentemente governativi, che ha come obbiettivo la promozione della democrazia liberale, si chiama Freedom House. Ogni anno questa associazione emette dei rapporti come l’indice di libertà di stampa di tutti gli stati. L’Italia è classificata fra i paesi semiliberi, secondo Freedom House la libertà di stampa in Italia è limitata, ed hanno ragione.
Proprio in questi giorni sono uscite le motivazioni di una sentenza che vede condannato un avvocato inglese di nome David Mills. Quest’ultimo, secondo il tribunale di Milano, ha incassato 600 mila dollari per aver dichiarato il falso in modo da coprire il presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi.
Mills sarebbe quindi il “corrotto” e Berlusconi il “corruttore” ma quest’ultimo, grazie ad una legge chiamata Lodo Alfano, non si è fatto processare.
Difronte a questa verità che entrerà nei libri di storia, l’informazione radiotelevisiva ha cercato in tutti i modi di confondere l’elettorato. Molte sono state le trasmissioni e i servizi costruiti ad arte per far credere che era tutto frutto dell’ennesimo complotto dei giudici comunisti. Mai però vere analisi sulla bontà della sentenza, sulle motivazioni di quest’ultima e sul contesto della nascita di questo processo. Solo iniezioni di opinioni per offuscare il “fatto” e screditare la magistratura.
L’autorità per le comunicazioni si è ben guardata da non effettuare alcun intervento sanzionatorio nonché richiami.
La TV privata è ancor di più riuscita a consolidare la raffigurazione tragicomica del nostro paese. In alcuni ambienti televisivi vicini a Berlusconi, come ad esempio il TG Studio Aperto si è addirittura mentito spudoratamente. Il 19 maggio 2009, ecco come l’inviato di questo “spot” ha introdotto una notizia di una inaugurazione: “il giorno in cui escono le motivazioni del processo Mills, in cui Berlusconi fu assolto…“.
E’ notorio che Berlusconi non è stato assolto ma è semplicemente “non processabile” a causa degli interventi legislativi che lo rendono immune alla giustizia. Interventi voluti da lui e approvati dalle sue maggioranze parlamentari.
Un notiziario corretto, in un paese serio, avrebbe dato la notizia nel seguente modo: “il giorno in cui escono le motivazioni del processo Mills, che vede quest’ultimo condannato a 4 anni e 6 mesi per aver ricevuto 600.000 dollari da Silvio Berlusconi in cambio di falsa testimonianza…“.
Questa è la realtà e bisogna continuare a ripeterla, senza spaventarsi dell’accusa di anti-berlusconismo che ormai è diventata l’arma per screditare ogni critica. Iniziamo ad esaminare ogni azione e situazione nel merito ed evitiamo di prendere posizioni vincolanti da simpatie e ideologie.
Cerchiamo di costruire un sistema pulito, con le regole necessarie per garantire crescita e qualità. Non abbiamo solo il dovere di “resistere” ma anche di “reagire”, il primo passo potrebbe essere quello di abbandonare la televisione come unico mezzo per informarsi e magari leggere più fonti possibili in Internet, anche di natura opposta. Privilegiamo la fiducia verso qualsiasi forza politica che, in linea con i nostri valori, si faccia garante di proporre persone oneste ed autorevoli. Proviamoci.
Fabio Andrea Petrini





2 marzo 2010
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